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La ceretta – racconto dell’orrore
Ecco. Come volevasi dimostrare: ha intenzione di provarci. E io che mi sono fatta tutti quei calcoli sulla ceretta: dato il tenore dei nostri primi due incontri, caratterizzati da cene spartane e birre in osteria, non mi aspettavo certo di fare sesso al terzo. Quindi, tra corse e straordinari in uffici, la ceretta l’ho rimandata a martedì prossimo. Ok, mi piace moltissimo e nel suo letto pensavo senz’altro di finirci, ma non oggi. Non stasera e non così. Ho i polpacci in uno stato che nemmeno un orango. Del Piero è sicuramente più depilato di me. Non mi faccio la ceretta da un mese e mezzo, non ho avuto nemmeno venti minuti di tempo negli ultimi quattro giorni per sistemarmi le gambe ed eccomi sul suo divano. Come ho fatto a finire qui? Devo trovare un diversivo, se allunga le mani sono fritta. Primo perché ho una voglia che le allunghi che mi tormenta. Secondo perché se le allunga troppo crederà di aver accarezzato il tappeto. Devo inventarmi qualcosa. Maledizione. Come faccio a tirarmi fuori di qui senza che pensi che non ci sto? Perché sia chiaro: io ho intenzione di starci eccome. Ma se succede stasera non vorrà mai più rivedermi in vita sua. Queste gambe sono un insulto alla libido.
Uff. Cosa posso improvvisare?
“Carino qui. Che ne dici se ti stiro le tende?”.
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